Francesco Montorsi

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Chirurgia Robotica con Sistema Da Vinci per il Tumore della Prostata: Mito o Realtà?

Alcuni anni fa il New York Times ha riferito in prima pagina a proposito dell′ opinione ormai consolidata negli Stati Uniti che per rimuovere un tumore della prostata si debba necessariamente ricorrere alla chirurgia robotica.
Esistono evidenze scientifiche reali che giustifichino questo dato di fatto americano oppure si è vittime inconsapevoli di una colossale opera di marketing? Il robot è veramente la strada migliore da seguire?
Al San Raffaele di Milano negli ultimi 25 anni sono stati operati per tumore della prostata circa dieci mila pazienti e si è messa a punto nel tempo una eccellente tecnica chirurgica a cielo aperto (la prostata cioè viene tolta attraverso una incisione cutanea), mirata a rimuovere completamente la malattia rispettando le strutture anatomiche responsabili della erezione e della continenza urinaria al fine di offrire ai pazienti la migliore possibile qualitá di vita postoperatoria. I risultati di questo intervento sono mediamente molto buoni. In decine di pubblicazioni apparse sulle piú prestigiose riviste scientifiche internazionali abbiamo dimostrato l’impatto positivo di questa chirurgia, oggi definita “tradizionale” anche nei casi piú complessi.
L′arrivo della tecnologia robotica ci ha però offerto la opportunità di eseguire l′ intervento chirurgico con alcuni vantaggi che, nella nostra esperienza, si sono rivelati veramente significativi. Assenza di incisioni cutanee con conseguenti traumi operatori molto ridotti, visione intraoperatoria tridimensionale con ingrandimento dei dettagli anatomici fino a 20 volte, strumenti chirurgici dotati di manovrabilità ed accuratezza d′ uso straordinarie. La rimozione della prostata per via robotica ci ha consentito di ottenere risultati, soprattutto in termine di velocità della ripresa della funzione urinaria e sessuale del paziente, superiori a quanto ottenuto con la chirurgia a cielo aperto. La nostra esperienza al San Raffaele dopo i primi 2500 casi di prostatectomia radicale eseguita con tecnica robotica ha proprio dimostrato che questa tecnologia ci ha fatto cambiare marcia.
É peraltro importante comprendere che il robot non è in grado di operare da solo il paziente: è il chirurgo che esegue l′ intervento con l′ ausilio di questa tecnologia. Il robot è come una fuoriserie con motore a 12 cilindri: necessita di un pilota di grande abilità ed esperienza per esprimere tutta la sua potenza. É necessario quindi affidarsi a centri ospedalieri dove vengano eseguiti un elevato numero di interventi robotici da parte di chirurghi urologi che padroneggino la tecnica necessaria per garantire al paziente i migliori risultati.
A nostro parere è inoltre importante anche chiarire che la chirurgia robotica trova la sua perfetta applicazione sia in pazienti che si presentano con una malattia localizzata all′ interno della prostata, nei quali cioè sia possibile eseguire una tecnica chirurgica non demolitiva, sia nei pazienti con tumore della prostata localmente avanzato. La prostata viene rimossa nella sua interezza , ma in modo “gentile′, rispettando le strutture anatomiche circostanti. La chirurgia tradizionale rimane una eccellente opzione terapeutica per tanti pazienti con tumore prostatico ma non c´è dubbio che nella nostra esperienza al San Raffaele, il robot abbia veramente rappresentato un avanzamento molto importante a beneficio dei pazienti.
Sono stati proprio i pazienti a decretare il successo della prostatectomia radicale robotica, prima ancora degli stessi chirurghi. Poiché di solito è proprio il passa parola tra pazienti a determinare il successo di una particolare cura o intervento chirurgo, è lecito quindi attendersi che anche in Italia il ruolo della chirurgica robotica prostatica sia destinato a crescere progressivamente.

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