Francesco Montorsi

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É Possibile Prevenire il Tumore della Prostata nei Pazienti a Rischio?

Il tumore della prostata rappresenta la neoplasia piu’ comune nel sesso maschile ed e’ oggi noto come la prevenzione possa rappresentare un’arma importante per ridurre la mortalità da esso indotta.
Sono stati di recente pubblicati sul New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica internazionale, i risultati dello studio REDUCE mirato a valutare l’effetto del farmaco Dutasteride (nome commerciale Avodart) nella prevenzione del tumore della prostata in pazienti considerati a rischio di sviluppare la malattia.
La Dutasteride è un farmaco inibitore dell’enzima 5-alfa-reduttasi che ha fisiologicamente il compito di trasformare il testosterone nella sua forma attiva detta di-idro-testosterone (DHT). Il DHT stimola la proliferazione della cellula prostatica e compartecipa al processo di ingrossamento prostatico. In questo studio sono stati inseriti più’ di 8000 pazienti a rischio di sviluppare un tumore della prostata. In tutti i casi era stata inizialmente eseguita una biopsia prostatica per un sospetto tumorale senza però che fosse identificato alcunchè di patologico. I pazienti avevano un PSA variabile da 3 a 10 ng/ml. Si trattava quindi di uomini nei quali esisteva un concreto sospetto di presenza di tumore prostatico nei quali però la biopsia non aveva rilevato nulla di anomalo.
Gli 8000 pazienti sono stati randomizzati a trattamento con Dutasteride (una pillola al giorno) oppure placebo. Il trattamento è durato 4 anni e tutti i pazienti sono stati sottoposti a biopsia prostatica di controllo dopo 2 e 4 anni di cura. Sono state inoltre eseguite biopsie prostatiche ogni qualvolta il medico lo ritenesse necessario.
Al termine dei 4 anni di studio si e’ dimostrato che la percentuale di nuovi casi di tumore prostatico riscontrati in questo intervallo di tempo è stata del 25 percento circa inferiore nei pazienti trattati con Dutasteride rispetto ai pazienti trattati con placebo. Si ritiene oggi che la Dutasteride sia probabilmente in grado di bloccare l’evolversi dei tumori della prostata a bassa aggressività mentre poco possa fare nei riguardi dei tumori prostatici più brutti. Dopo sei mesi di trattamento con Dutasteride si osserva sempre un abbassamento del valore di PSA di circa il 50% e questo calo può proseguire anche per più di un anno. E’ a mio parere importante che il paziente in terapia con Dutasteride venga seguito dall’urologo con controllo del PSA ed esplorazione rettale ogni 6 mesi. Sappiamo oggi che una eventuale risalita del valore del PSA in corso di trattamento con Dutasteride debba essere considerata altamente sospetta per la presenza di un tumore prostatico. In questi casi l’urologo deve quindi valutare con attenzione la necessità di eseguire biopsie prostatiche. Nell’ambito dello studio Reduce si e’ pero’ anche dimostrato che in pochissimi casi trattati con Dutasteride nel tempo si era sviluppato un tumore della prostata aggressivo. Non e’ possibile stabilire se questo dato sia stato legato effettivamente all’uso di Dutasteride. Di fatto l’uso della Dutasteride e del farmaco analogo Finasteride non e’ stato approvato dalla autorita’ regolatorie internazionali come prevenzione del tumore della prostata. Questi due medicinali rimangono peraltro molto validi nel trattamento dei sintomi urinari legati all’ingrandimento benigno della prostata.
Grande interesse è anche prodotto da sostanze del tutto naturali come le epigallocatechine del thè verde, la genisteina della soia, i licopeni dei pomodori, il melograno, che, in animali di esperimento ed in colture cellulari riducono o bloccano l’attività del tumore della prostata. Di recente è stato lanciato sul mercato un prodotto del tutto naturale denominato Aprosten che contiene proprio questi principi naturali e che credo sia di interesse per coloro che sono a rischio di sviluppare un tumore prostatico come gli uomini che hanno una familiarità positiva o che hanno valori di PSA elevati.

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