Francesco Montorsi

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Il Robot Da Vinci per il Tumore della Prostata: i Primi 2500 Casi al San Raffaele

L’intervento chirurgico di rimozione completa della prostata, denominato “prostatectomia radicale” rappresenta una delle forme di terapia più utilizzate in tutto il mondo per il tumore della prostata. Si considera candidato ideale per la chirurgia ogni paziente con tumore della prostata non metastatico ed una aspettativa di vita di almeno 10 anni.
Mentre un tempo si riteneva che la chirurgia potesse aiutare solamente coloro che presentassero una malattia ancora localizzata all’interno della ghiandola prostatica, sono stati pubblicati di recente numerosi studi che hanno dimostrato come anche i pazienti con malattia diffusa al di fuori dei confini prostatici ed ai linfonodi regionali possono guarire con la chirurgia abbinata in questi casi a radioterapia e terapia ormonale.
In particolare al San Raffaele abbiamo di recente completato uno studio insieme alla Mayo Clinic di Rochester, USA, riunendo tutti i casi di prostatectomia radicale eseguita in pazienti con linfonodi positivi. In questa popolazione di pazienti, considerata la più difficile da trattare, l’intervento chirurgico associato alla terapia ormonale ed alla radioterapia ha portato ad ottenere una sopravvivenza libera da recidiva di malattia nell’80% dei casi a 10 anni dall’intervento. Risultati considerati impossibili fino a pochi anni fa.
Il Robot Da Vinci rappresenta la nuova frontiera della chirurgia per il tumore della prostata. I motivi del successo di questa metodica sono numerosi e bene comprensibili.
L’intervento viene eseguito in anestesia generale attraverso 6 piccoli fori sull’addome che permettono il posizionamento di un’ottica telescopica e di 5 bracci operativi. Il chirurgo opera utilizzando una consolle o postazione di comando che si trova a circa 2-3 metri dal lettino operatorio. Da questa console il chirurgo utilizza l’ottica di cui sopra che permette un ingrandimento delle immagini variabile da 10 a 20 volte e che garantisce una visione a tre dimensioni. In altre parole l’ottica del robot consiste di apprezzare anche la profondità di campo delle immagini, cosa che per esempio non succede quando si guarda un normale schermo televisivo. Questo rappresenta ad esempio il limite della metodica laparoscopica convenzionale ed è stato superato proprio dalla tecnologia del Da Vinci.
La straordinaria visione anche dei più piccoli dettagli anatomici si associa ad una altrettanto straordinaria precisione tecnica degli strumenti operativi (forbici, pinze, port’aghi etc) utilizzati dal robot Da Vinci che permettono inoltre movimenti molto più precisi di quelli fattibili dal polso umano.
L’intervento robotico trova il candidato migliore nel paziente candidato ad intervento cosidetto “nerve-sparing” o meglio detto “anatomico”, mirato cioè a togliere tutta la prostata ma in modo gentile, salvaguardando cioè l’integrità sia di un piccolo muscolo responsabile per la continenza urinaria sia di un’ampia ragnatela di nervi che avvolgono la prostata e che sono responsabili della potenza sessuale e che compartecipano a mantenere anche la continenza urinaria. Generalmente nel corso dell’intervento chirurgico la prostata viene esaminata con esame istologico estemporaneo per verificare che i margini chirurgici siano esenti da malattia. Questo permette, nella grande maggioranza dei casi, di avere subito una importante informazione circa l’estensione della malattia.
Al termine dell’intervento il paziente rientra nella propria camera di degenza con un catetere vescicale ed un piccolo tubo di drenaggio. Tipicamente il paziente lascia l’ospedale in seconda o terza giornata postoperatoria e torna in ambulatorio per rimuovere il catetere vescicale a distanza di 5-7 giorni dall’intervento. Nella nostra esperienza al San Raffaele con la chirurgia robotica per il tumore della prostata la ripresa della continenza urinaria completa avviene in più del 70% dei casi nelle prime 24 ore dalla rimozione del catetere vescicale e a 3 mesi dall’intervento più del 90% dei pazienti hanno una continenza perfetta.
Nei pazienti che sono perfettamente potenti prima dell’intervento e nei quali è possibile applicare una tecnica anatomica rigorosa, la funzione sessuale riprende completamente molto in fretta, tipicamente nei primi sei mesi dopo l’intervento e, ad un anno dell’operazione, circa l’80% dei pazienti potenti prima dell’intervento chirurgico riprendono una funzione erettile normale.

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