Intervista alla “Gazzetta dello Sport” a Roberto Amadio
14_03_Sportweek_La Gazzetta dello Sport_Amadio_prof. Montorsi_dott. Cucchiara
Intervista alla “Gazzetta dello Sport” a Roberto Amadio
14_03_Sportweek_La Gazzetta dello Sport_Amadio_prof. Montorsi_dott. Cucchiara
L’Unità di Urologia dell’IRCCS Ospedale SAN RAFFAELE di Milano è riconosciuta come centro di eccellenza internazionale per la diagnosi e la cura delle principali patologie oncologiche e funzionali dell’apparato uro-genitale. Con oltre 3.500 interventi per tumore al rene e più di 2.000 per tumore alla vescica, l’Unità si
distingue per l’esperienza chirurgica e per l’impiego delle tecnologie più avanzate, come i sistemi robotici Da Vinci Xi di ultima generazione. Ogni anno vengono eseguiti più di 700 interventi di chirurgia robotica e oltre 20.000 prestazioni ambulatoriali, con un approccio multidisciplinare che integra attività clinica, ricerca e formazione accademica. La collaborazione con l’Urological Research Institute (URI) consente lo sviluppo di terapie innovative e lo studio di nuove strategie terapeutiche, confermando il ruolo dell’Ospedale SAN RAFFAELE come punto di riferimento per pazienti provenienti da tutta Italia e dall’estero. “La grande novità della cura del tumore del rene – spiega all’Italpress Francesco Montorsi, primario di Urologia all’IRCCS Ospedale SAN RAFFAELE e ordinario di Urologia all’Università Vita- Salute SAN RAFFAELE di Milano – è considerare che non tutti i tumori sono uguali. In base alla caratterizzazione della neoplasia è possibile curarla: pungendola con un ago e cauterizzandola; utilizzando la nuova forma di chirurgia robotica, cosiddetta “single port”, che con un unico taglietto permette di asportare selettivamente la lesione; oppure è possibile trattarla avvalendosi di una nuova forma di radioterapia che si chiama stereotassica, una tecnica molto precisa che utilizza fasci di radiazioni
ad alta intensità per colpire in modo mirato il tumore risparmiando il più possibile i tessuti sani intorno. Tutte queste metodiche sono già disponibili al SAN RAFFAELE di Milano. Innovazione, per il primario di Urologia, è poi quella di lavorare in gruppo, in forma multidisciplinare, unendo l’eccellenza di oncologi, medici e radioterapisti, con i quali viene discusso ogni caso di tumore urologico, con particolare attenzione a quello della vescica. Sulla malattia agli stadi iniziali, si interviene utilizzando dei medicinali estremamente innovativi riducendo drasticamente il rischio. Quando la neoplasia è particolarmente aggressiva l’approccio è invece la combinazione di alcuni nuovi farmaci immunoterapici o chemioterapici ed eventualmente l’intervento chirurgico e la radioterapia. Per il Prof. Montorsi “la comunione delle forze è la grandissima novità per questo tipo di tumore”. Infine, il professore sottolinea come la chirurgia mininvasiva abbia cambiato profondamente la vita dei pazienti. In passato gli interventi erano efficaci, ma anche molto invasivi: le incisioni erano grandi e il recupero richiedeva fino a un mese prima di poter tornare alla vita normale e lavorativa. Oggi, invece, grazie alle nuove tecniche, è possibile intervenire con approcci sempre più delicati: dalla tecnica single-port, che utilizza un unico piccolo accesso per effettuare
l’intervento, alla tecnica multi-port, che prevede quattro o sei microincisioni. Il paziente “quasi non
se ne accorge” – precisa il Primario – e, al tempo stesso, queste modalità permettono al chirurgo di
essere estremamente preciso, rispettando i tessuti e gli organi circostanti”. Come sottolinea
l’esperto, è “un grande passo avanti”. Fondamentale anche l’impegno della ricerca clinica, che
al SAN RAFFAELE si rivolge “proprio al letto del paziente”: ogni piccolo progresso viene
immediatamente trasferito nella pratica, per migliorare la qualità delle cure mediche e chirurgiche.

Il tumore alla prostata è una delle patologie cancerose più diffuse tra gli uomini, e la sua incidenza aumenta con l’età: tra le neoplasie diagnosticate dopo i 50 anni, infatti, rappresenta circa il 20%. Tuttavia, se individuata in tempo, può essere trattata in maniera efficace, ed è per questo motivo che conoscere le strategie di prevenzione è fondamentale. In questa intervista per InSalute il Prof. Francesco Montorsi parla dei fattori di rischio, dei sintomi del tumore alla prostata e di come viene curato. Leggi l’intervista completa:
Il prof. Francesco Montorsi è tra i medici ricercatori più influenti al mondo secondo la company americana Clarivate.
L’ Highly Cited Researchers è un riconoscimento internazionale molto esclusivo, frutto di una selezione tra 6200 scienziati, circa lo 0,1% dei ricercatori al mondo.
Tra questi, il prof. Francesco Montorsi, primario dell’Unità di Urologia dell’Ospedale San Raffaele, che è stato premiato per la sua attività scientifica nella categoria “Clinical Medicine”
Il dipartimento di Urologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano è considerato un centro di riferimento a livello Europeo per l’intervento chirurgico di asportazione di adenoma prostatico con laser Holmio (HoLEP). Questo trattamento è riservato ai pazienti affetti da ipertrofia prostatica benigna con importanti disturbi urinari e viene eseguito per via endoscopica mini-invasiva, senza quindi necessità di tagli chirurgici. L’intervento prevede l’enucleazione laser della porzione ingrossata della ghiandola prostatica (adenoma) che funge da ostruzione al regolare deflusso di urina dalla vescica, consentendo così di recuperare una normale funzione urinaria.
I medici e i ricercatori del dipartimento di Urologia stanno attualmente conducendo uno studio clinico volto a valutare i rischi e i benefici dell’intervento di HoLEP. In particolare, da un’analisi preliminare dei dati raccolti è emerso come il rischio di complicanze post-operatorie sia estremamente limitato quando l’intervento viene eseguito da un equipe chirurgica di grande esperienza.
Tra le possibili sequele dell’intervento è stata posta particolare attenzione al rischio di incontinenza urinaria e di disfunzione erettile conseguente all’intervento chirurgico. I risultati dello studio mostrano come il rischio di incontinenza urinaria sia inferiore al 5% dei casi e che la maggior parte dei pazienti risulta perfettamente continente già nei primi giorni dopo l’intervento.
Inoltre, sono emersi dati interessanti sulla funzione sessuale dei pazienti sottoposti ad intervento di HoLEP. La stragrande maggioranza dei pazienti, infatti, recupera una funzione erettile normale entro i 6 mesi dall’intervento e circa la metà dei pazienti riferisce un miglioramento della qualità delle erezioni rispetto alla condizione di partenza (Figura 1). Questo dato è da ricondurre al miglioramento della qualità di vita con la scomparsa dei disturbi urinari, che si riflette positivamente sulla funzione erettile.

Figura 1.
Il prof. Francesco Montorsi, primario di urologia dell’ IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con AIRC, risponde alle domande più comuni sul tumore della prostata.
Intervista alla “Gazzetta dello Sport” a Roberto Amadio 14_03_Sportweek_La Gazzetta dello Sport_Amadio_prof. Montorsi_dott. Cucchiara https://www.gazzetta.it/sportweek/14-03-2026/amadio-a-sportweek-le-mie-due-sfide-con-il-tumore-e-la-nazionale.shtml
L’Unità di Urologia dell’IRCCS Ospedale SAN RAFFAELE di Milano è riconosciuta come centro di eccellenza internazionale per la diagnosi e la cura delle principali patologie oncologiche e funzionali dell’apparato uro-genitale. Con oltre 3.500 interventi per tumore al rene e più di 2.000 per tumore alla vescica, l’Unità sidistingue per l’esperienza chirurgica e per l’impiego delle tecnologie più avanzate, […]