Francesco Montorsi

Malattia

Il Tumore del Testicolo (Neoplasia Testicolare)

Epidemiologia e Cause del Tumore Testicolare

Il tumore del testicolo è una patologia relativamente rara, rappresentando circa l’1-1.5% delle neoplasie maschili e il 5% delle neoplasie urologiche nel loro complesso. Nella società occidentale, l’incidenza è circa 10 nuovi casi per 100.000 individui l’anno, con una curva di crescita epidemiologica continua negli ultimi trent’anni. Il tumore del testicolo interessa con maggiore incidenza i giovani adulti, e rappresenta il tumore più comune tra i 15 e i 35 anni.
Se ne conoscono differenti forme istologiche, con significativa prevalenza (95%) dei tumori definiti a cellule germinali (derivanti cioè dalla popolazione di cellule dei tubuli seminiferi finalizzate alla riproduzione) rispetto a tumori definiti di origine stromale (derivanti dalla restante popolazione di cellule del testicolo). I tumori testicolari germinali vengono poi suddivisi in seminomatosi o non-seminomatosi, classificazione istologica che riveste grande importanza in termini terapeutici.
Riconosciuti fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del testicolo sono il criptorchidismo (presenza alla nascita di uno o entrambi i testicoli al di fuori del sacco scrotale ma lungo il normale decorso del testicolo dalla regione retroperitoneale e lungo il canale inguinale), la sindrome di Klinefelter, una familiarità per neoplasia del testicolo, un precedente tumore testicolare (nel 2-3% dei casi il tumore del testicolo può presentarsi simultaneamente o a distanza di tempo in tutti e due i testicoli) e l’infertilità maschile.

Il Tumore al Testicolo: i Sintomi, l’Autopalpazione e Come Riconoscerlo

Nella maggior parte dei casi il tumore si manifesta come la comparsa di un nodulo duro e indolente a carico di un testicolo; nel 10% dei casi è associato a dolore testicolare o a disturbi già ascrivibili a una sua localizzazione metastatica, e solo nel 5% dei casi si associa a ginecomastia (sviluppo della mammella maschile). L’auto palpazione periodica dei testicoli fin dalla adolescenza è pertanto raccomandata a tutti i ragazzi.
L’esame obiettivo da parte dello specialista urologo e l’esecuzione di un’ecografia scrotale permetteranno di eseguire una corretta diagnosi differenziale con altre patologie benigne dello scroto (epididimite acuta o cronica, idrocele, cisti dell’epididimo), aiutando a confermare la diagnosi di tumore testicolare.

La Diagnosi e la Stadiazione del Tumore del Testicolo: Marcatori, TAC e Mestastasi

La stadiazione del tumore del testicolo, cioè la determinazione delle sue caratteristiche e la sua estensione, avviene attraverso: 1) il dosaggio ematico di alcuni marcatori tumorali specifici e sensibili (α-fetoproteina e β-HCG); 2) l’orchifunicolectomia (asportazione del testicolo eseguita per via inguinale, che permette la rimozione del tumore primitivo e la valutazione istologica; e, 3) l’esecuzione di una TC torace-addome cmc, al fine di poter identificare la presenza di eventuali localizzazioni secondarie linfonodali o a carico di altri organi. Infatti le cellule tumorali del testicolo sono caratterizzate da una rapida crescita che comporta un elevato rischio di precoce disseminazione secondaria. Questa può avvenire per via linfatica, con coinvolgimento dei linfonodi retroperitoneali (situati a ridotto della parete posteriore della cavità addominale) oppure per via ematica, con la comparsa di metastasi in ordine di frequenza al polmone, al fegato e l’encefalo (raramente e tardivamente alle ossa).

Intervento Chirurgico e Cura del Tumore al Testicolo: Orchifunicolectomio e Linfoadenectomia Retroperitoneale

L’approccio chirurgico al tumore del testicolo prevede due diverse tipologie di interventi, riservati a due fasi diverse della storia clinica della malattia: l’orchifunicolectomia e la linfoadenectomia retroperitoneale.

L’orchifunicolectomia

L’asportazione del testicolo, è un intervento che prevede la rimozione del testicolo affetto da tumore, del funicolo spermatico e dei suoi annessi, attraverso un’incisione inguinale di pochi centimetri. Questo è il primo passo per accertare la diagnosi di tumore testicolare, per poter definire il tipo istologico della
malattia e per stabilire il successivo iter del paziente. In casi molto selezionati, il paziente può essere sottoposto alla sola enucleazione della massa testicolare. Tale approccio risulta percorribile solo in casi specifici, ovvero negli uomini con tumori testicolari bilaterali sincroni o metacroni, tumori testicolari in pazienti monorchidi e normale livello di testosterone preoperatorio o quando la lesione è inferiore al 30% del volume testicolare. Rare ma potenziali complicanze dell’intervento sono rappresentate da dolore, ematoma, emorragia, infezione di ferita, febbre ed estrusione e rottura del materiale protesico, in caso di posizionamento di protesi. Potenziali e importanti comorbidità della presenza del tumore e delle
sequele derivanti dall’asportazione del testicolo sono l’infertilità e la riduzione dei livelli di testosterone.

La linfoadenectomia retroperitoneale “nerve sparing”

La linfoadenectomia retroperitoneale è un intervento di chirurgia maggiore che può essere eseguito con tecnica a cielo aperto, laparoscopica o robot-assistita. È stato dimostrato come i risultati a breve e lungo termine di tale procedura chirurgica siano sostanzialmente migliori quando essa è eseguita presso centri di riferimento con adeguato volume chirurgico ed elevato numero di casi per anno. La linfadenectomia retroperitoneale consiste nella rimozione dei pacchetti linfonodali nel retroperitoneo situati in prossimità dell’aorta e della vena cava, dei reni e degli ureteri e posteriormente all’intestino. Ha finalità sia terapeutiche (rimozione delle masse linfonodali residue dopo una chemioterapia o controindicazione all’esecuzione di trattamento radioterapico o chemioterapico) che diagnostiche (mancata risposta a trattamento chemioterapico o radioterapico), per qualsiasi tipo di tumore testicolare. La sagoma del campo chirurgico, e pertanto delle stazioni linfonodali da rimuovere, dipende dal lato del tumore
testicolare originario (destro/sinistro) e dal riscontro radiologico pre-operatorio. La principale potenziale morbidità a lungo termine legata alla linfoadenectomia retroperitoneale è la perdita dell’eiaculazione (fuoriuscita del liquido seminale dall’uretra in corrispondenza dell’orgasmo). Questa condizione può verificarsi in caso di danno alle fibre nervose simpatiche che decorrono attorno ai linfonodi retroperitoneali stessi. L’incidenza di tale complicanza è legata alla necessaria estensione della linfoadenectomia, dettata dallo stadio della malattia. La linfoadenectomia può essere pertanto “modificata”, ovvero limitata a seconda della lateralità del tumore, e “nerve-sparing”, cioè può prevedere il risparmio delle fibre nervose (con tassi di preservazione dell’eiaculazione anterograda riportati fino a 90-100%). La tecnica “nerve-sparing” trova i suoi candidati nei pazienti affetti da tumore non seminomatoso allo stadio I o II (diffusione ai linfonodi retroperitoneali), a basso coinvolgimento linfonodale e in casi selezionati di trattamento post-chemioterapico. La linfoadenectomia retroperitoneale è un intervento di chirurgia maggiore da eseguirsi in centri di riferimento e ad alta specializzazione.

La Prognosi e la Sopravvivenza del Tumore del Testicolo

A fronte di una elevata attività biologica (il 30% dei tumori testicolari si presenta come malattia metastatica alla diagnosi), i tumori a cellule germinali dimostrano elevata sensibilità alla chemioterapia, e una ottima risposta ai trattamenti multimodali (chirurgia, chemioterapia, radioterapia); queste caratteristiche comportano un alto tasso di cura di questa malattia pari a circa il 99% negli stadi iniziali, e al 90%, al 75-80% e al 50% rispettivamente negli stadi avanzati definiti a “buona”, “intermedia” e “cattiva” prognosi.
L’istologia e lo stadio del tumore (localizzazione testicolare, interessamento dei linfonodi retroperitoneali o metastasi in altre sedi) determinano l’iter terapeutico successivo all’orchifunicolectomia (radioterapia, chemioterapia o rimozione dei linfonodi retroperitoneali) e il conseguente follow-up.
L’alto tasso di sopravvivenza e la lunga aspettativa di vita dei pazienti hanno determinato nella cura di questo tumore una sempre maggiore attenzione verso le conseguenze precoci e tardive del trattamento oncologico, soprattutto in relazione alla preservazione della funzione riproduttiva e del benessere globale dell’individuo (tecniche selettive di radioterapia, riduzione di dose per la chemioterapia, tecnica nerve-sparing per la linfoadenectomia retroperitoneale, crioconservazione del liquido seminale).

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Gentili pazienti, segnalo che in internet sono comparsi numerosi siti che pubblicizzano prodotti pseudo-miracolosi per il trattamento di malattie prostatiche o dell’apparato genito-urinario ed il mio nome compare come specialista che raccomanda queste cure. Sono informazioni del tutto false che ho segnalato all’Ufficio Legale del San Raffaele e che saranno perseguite secondo legge. Non partecipo mai ad iniziative di sostegno pubblicitario online per alcun prodotto para-farmaceutico. Grazie per l’attenzione. 
 
Prof. Francesco Montorsi