Francesco Montorsi

Articolo

Perché è Importante Fare il Primo PSA a 40 Anni

La ricerca medica relativa alla diagnosi precoce del tumore della prostata ha prodotto nel corso degli ultimi due anni numerosi ed innovativi risultati di grande interesse.
In particolare sono stati completati almeno 4 grandi studi di popolazione che hanno seguito alcune decine di migliaia di soggetti maschi a partire dai 40 anni di età e fino alla loro morte o al compimento dell’85mo anno di vita.
Si tratta quindi di studi iniziati negli anni sessanta e mirati a studiare il fenomeno dell’invecchiamento. Tipicamente ogni soggetto inserito in uno di questi studi veniva sottoposto ad accurata visita medica ed a prelievo di sangue ogni 12 mesi.
Dal punto di vista prostatico, l’idea geniale dei ricercatori attivi in questi studi è stata quella di identificare tutti coloro che erano morti per tumore della prostata o che, pure essendo ancora vivi, avevano sviluppato un tumore prostatico con metastasi a distanza ed andare a dosare proprio in questi soggetti il PSA nei campioni di sangue raccolti 40 anni prima (tipicamente in una età variabile tra 40 e 50 anni) per verificare se fosse possibile identificare un valore di PSA ottenuto in giovane età e già capace di avere un valore predittivo a lungo termine.
Di fatto si è chiaramente dimostrato che: nella fascia di età 40-50 anni, se il PSA è uguale o inferiore a 0.6 ng/ml, il rischio che il soggetto possa morire per tumore della prostata nei 25 anni successivi è veramente bassissimo. In questi casi quindi il soggetto può considerare di ripetere il PSA solamente ogni 5 anni, proprio perché il suo rischio di sviluppare un cancro prostatico aggressivo è minimo. Per ogni valore superiore a 0.6 ng/ml il rischio inizia a salire e di conseguenza deve cambiare la periodicità dei controlli. Nella pratica clinica quotidiana si tende oggi ad arrotondare il valore del PSA a rischio al valore di 1 ng/ml, per semplicità.
Nei soggetti inseriti negli studi dai 50 ai 60 anni di età, 1.5 ng/ml e’ stato identificato come valore spia del PSA. Quindi uomini tra i 50 e 60 anni di età con valore inferiore a 1.5 ng/ml hanno un rischio di sviluppare un tumore prostatico aggressivo veramente basso. Per semplicità, anche in questi pazienti nella pratica clinica si considera come valore indice di normalità in questa fascia di età 2 ng/ml.
Si è quindi capito che il PSA dosato in età particolarmente giovane, ed in particolare prima del compimento dei 50 anni, è il fattore predittivo più potente per identificare i casi significativi di tumore prostatico. E’ ad esempio molto più forte ad esempio della presenza o meno di familiarità per la malattia.
La ricerca spinge verso la necessità di iniziare lo screening per il tumore della prostata in età molto precoce. Il rischio è quello di identificare non solo i casi di tumore prostatico che possono dimostrarsi letali ma anche i casi indolenti: sta all’urologo preparato consigliare al paziente il modo più corretto di comportarsi di fronte alla diagnosi. Non tutti i tumori prostatici devono essere operati o sottoposti a radioterapia ad esempio: la sorveglianza attiva è una strada che può essere considerata in molti casi.

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