Francesco Montorsi

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La Nuova Alternativa Mini-Invasiva per la Cura dell’Ipertrofia Prostatica: il Laser ad Holmio: i Primi 2200 Casi al San Raffaele

La prostata è la ghiandola che produce gran parte del liquido seminale essendo quindi fondamentale per la fertilità maschile. Si trova a ridosso della vescica, l’organo che funziona da serbatoio per le urine, ed avvolge a manicotto l’uretra, il canale che conduce le urine all’esterno al momento della minzione.
Nella maggior parte degli uomini, a partire di solito dai 40 anni di età la prostata inizia ad ingrossarsi, a seguito di una serie di modificazioni ormonali. L’aumento di dimensioni della ghiandola prostatica può anche essere considerevole: dalle dimensioni di una castagna, tipiche di un uomo giovane, si può infatti passare a quelle di un grande mandarino.
L’ingrossamento prostatico può essere causa di un difficoltoso svuotamento della vescica e creare di conseguenza una serie di fastidiose difficoltà urinarie. Si possono avere disturbi irritativi caratterizzati ad esempio dalla necessità sia di doversi alzare di notte per urinare che di dovere urinare di frequente anche nelle ore diurne o dalla necessità di correre ad urinare quando si senta il primo stimolo. Inoltre si possono avere disturbi dovuti alla vera e propria ostruzione meccanica alla minzione, come la presenza di un getto urinario debole (alcuni pazienti riferiscono che temono di bagnarsi la punta delle scarpe mentre urinano!), la sensazione di incompleto svuotamento urinario e la presenza di un fastidioso sgocciolamento al termine della minzione. Questi disturbi possono spesso essere curati con successo con diversi tipi di medicinali. Quando si crea però una situazione di vera e propria ostruzione urinaria legata all’ingrossamento della prostata, le medicine possono di solito fare poco e può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico.
Dalla fine deli anni Novanta ha preso progressivamente piede in campo internazionale l’utilizzo di una tecnica endoscopica di rimozione della prostata mediante laser ad Holmio. La via endoscopica viene eseguita inserendo sotto anestesia (di solito periferica cioè senza necessità di addormentare completamente il paziente) un sottile strumento in titanio lungo il canale uretrale. Raggiunta la prostata, con il laser si enuclea la sua porzione centrale detta adenoma che viene successivamente ridotta in piccoli frammenti e rimossa attraverso lo stesso strumento. Questa metodica consente di risolvere l’ostruzione prostatica anche in casi di prostate voluminose, senza eseguire alcuna incisione cutanea, ma completamente per via interna. Si tratta quindi di una tecnica mini-invasiva, non dolorosa e ottimamente tollerata dal paziente. Al termine dell’intervento, che dura di solito 45 – 60 minuti, viene posizionato un catetere vescicale, che viene generalmente rimosso il mattino successivo, permettendo al paziente di lasciare l’ospedale nel corso della medesima giornata.
Presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, sono stati completati e pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali, numerosi studi di confronto tra la metodica endoscopica eseguita utilizzando il laser ad Holmio e la tecnica classica di resezione endoscopica, definita di solito con l’abbreviazione anglosassone TURP (Trans Urethral Resection of the Prostate). Si è dimostrato che entrambe le metodiche hanno la medesima efficacia nel guarire il paziente dai suoi disturbi. A vantaggio della tecnica laser sono risultati significativi il ridotto tempo di cateterizzazione post-operatoria che si accompagna all’assenza di disturbi e la più breve degenza ospedaliera. Inoltre la tecnica laser consente di ridurre al minimo le perdite di sangue intraoperatorie ed in tutti i pazienti trattati non si sono mai rese necessarie trasfusioni. Il laser ad Holmio prevede inoltre il grande vantaggio di potere essere utilizzato anche per la enucleazione di adenomi prostatici molto voluminosi (sopra i 100 grammi di peso), di solito trattati con l’intervento chirurgico tradizionale a cielo aperto (cioè con il taglio sul basso addome). In questi casi i vantaggi del laser diventano ancora più evidenti poiché con l’intervento tradizionale il catetere vescicale deve essere tenuto per 4 – 5 giorni con un ricovero chiaramente più lungo ed un decorso ospedaliero decisamente più sofferto per il paziente. Nei pazienti trattati con laser ad Holmio è sempre possibile eseguire un preciso esame istologico del tessuto prostatico asportato. Tenendo conto del progressivo incremento dei casi di tumore prostatico, risulta evidente il grande vantaggio della possibilità di eseguire sempre l’esame istologico. È importante infatti ricordare che le altre metodiche laser oggi a disposizione, oltre a dare risultati funzionali ben inferiori a quelli del laser ad Holmio, non permettono di esaminare il tessuto rimosso, con il rischio di non riconoscere casi di tumore prostatico occulto.

Il laser ad Holmio si presenta quindi come l’opzione terapeutica meno invasiva e più efficace per i pazienti affetti da ingrossamento prostatico benigno ed ostruttivo, che non rispondono alle cure mediche.

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